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Bambini che dormono con i genitori: i pro e contro del co-sleeping

  • 2 Maggio 2022
Co-sleeping. dormire con mamma e papà fa bene

Il tema del co-sleeping, ovvero la pratica di far dormire i bambini insieme ai genitori, è oggetto di dibattito tra esperti e genitori. Alcuni lo ritengono un’abitudine naturale e positiva, mentre altri temono che possa avere effetti negativi sullo sviluppo del bambino e sulla qualità del sonno di tutta la famiglia. In questo articolo vedremo i pro e i contro del co-sleeping, esaminando i vari aspetti di questa pratica per aiutare i genitori a prendere decisioni consapevoli.

Dormire nel lettone: è diseducativo?

Una delle preoccupazioni più diffuse riguarda l’idea che far dormire un bambino nel lettone possa essere diseducativo o interferire con lo sviluppo dell’autonomia. Alcuni esperti sostengono che il co-sleeping possa rendere il bambino troppo dipendente dai genitori, rallentando il processo di separazione e individuazione, che è fondamentale per la crescita emotiva.

Altri studi, invece, evidenziano come il contatto fisico e la vicinanza notturna possano favorire un senso di sicurezza e benessere nel bambino, specialmente nei primi mesi di vita. Il co-sleeping, se gestito con consapevolezza e senza eccessive rigidità, può comunque rappresentare una fase transitoria che non necessariamente porta a problemi di autonomia futura: è importante valutare caso per caso, considerando il temperamento del bambino e il contesto familiare.

A quale età i bambini devono dormire da soli

Non esiste un’età precisa o universalmente valida per far dormire i bambini da soli, poiché ogni bambino è diverso e ogni famiglia ha esigenze uniche. In generale, molti esperti suggeriscono che entro i tre anni il bambino dovrebbe iniziare a dormire nel proprio letto, per promuovere un adeguato sviluppo dell’indipendenza.

Ci sono però famiglie che praticano il co-sleeping per periodi più lunghi senza riscontrare effetti negativi sul benessere psicologico del bambino. È importante che la transizione avvenga in modo graduale e rispettoso, evitando di forzare il distacco se il bambino non è pronto: creare un ambiente sereno e rassicurante nella cameretta del bambino può favorire questo passaggio.

Co-sleeping: gli effetti sul bambino

Gli effetti del co-sleeping sul bambino possono variare a seconda di come viene praticato e della durata dell’abitudine. Tra gli effetti positivi più comunemente riportati ci sono una maggiore sicurezza emotiva, un senso di protezione e una riduzione dei risvegli notturni nei neonati, grazie alla presenza confortante dei genitori.

D’altro canto, alcuni studi sottolineano che un co-sleeping protratto troppo a lungo potrebbe interferire con lo sviluppo dell’autonomia e con la capacità del bambino di gestire le proprie emozioni notturne. Inoltre, la condivisione del letto potrebbe aumentare il rischio di disturbi del sonno, specialmente se lo spazio non è adeguato o se i genitori dormono in modo irrequieto.

Dal punto di vista emotivo, il co-sleeping può rafforzare il legame affettivo tra genitori e bambino, specialmente nei primi anni di vita, quando il bisogno di contatto è più intenso. È però importante mantenere un equilibrio che rispetti anche le esigenze di riposo e benessere degli adulti.

Dormire nel lettone con i genitori: benefici e controindicazioni

I benefici del co-sleeping includono una maggiore vicinanza emotiva, una più rapida risposta ai bisogni notturni del bambino e un possibile miglioramento della qualità del sonno nei neonati allattati al seno. Inoltre, molti genitori riportano di sentirsi più sereni e di poter monitorare meglio il benessere del bambino durante la notte.

Ci sono però anche delle controindicazioni da considerare. Tra queste, il rischio di soffocamento o incidenti dovuti a uno spazio di sonno inadeguato, soprattutto nei primi mesi di vita, quando il bambino è molto piccolo. Inoltre, la presenza del bambino nel letto coniugale può ridurre l’intimità di coppia e creare tensioni nel lungo periodo.

La scelta di praticare il co-sleeping dovrebbe quindi basarsi sulle esigenze specifiche della famiglia, con un approccio flessibile e attento al benessere di tutti i membri. La chiave sta nel trovare un equilibrio che permetta al bambino di sentirsi sicuro e amato, senza trascurare l’importanza dell’autonomia e del riposo di ciascun componente della famiglia.

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